La decisione del Presidente Trump di spostare la sede dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme il 6 dicembre scorso ha portato a un’ondata di proteste che hanno scosso la comunità internazionale, sia nelle sue sedi istituzionali sia nelle strade del mondo arabo.

Lo scopo di questo articolo è di fare chiarezza sui passaggi che hanno portato a questa situazione e sul perché lo status di Gerusalemme ha una valenza così importante per la comunità internazionale.

Lo status di Gerusalemme: i motivi religiosi

La disputa sullo status di Gerusalemme è uno dei nodi cruciali del conflitto arabo-israeliano. Questo è dovuto a ragioni religiose che nel corso del tempo hanno assunto valenza storica.

Per i fedeli musulmani, Gerusalemme è la terza città sacra, dopo Mecca e Medina. E’ dalla spianata delle moschee – in arabo Ḥaram al Sharif الحرم القدسي الشريف , che comprende la moschea di al-Aqsa e la Cupola della roccia, che il Profeta Mohammad assunse in cielo.

Per i fedeli di religione ebraica, nello stesso luogo in cui sorge la spianata delle moschee 2000 anni fa sorgeva il tempio di re Salomone, distrutto dall’esercito romano nel 70 d.C.. Oggi del complesso rimane solo il cosiddetto Muro del pianto, il luogo più sacro agli ebrei di tutto il mondo.

Lo status di Gerusalemme: le ragioni storiche

Nel novembre 1947 le Nazioni Unite adottarono la Risoluzione 181 che prevedeva il piano di spartizione della Palestina e istituiva lo status di corpus separatum per la città di Gerusalemme che sarebbe stata amministrata dalle Nazioni Unite.

Nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, l’esercito israeliano occupa la parte est della città. La conquista e il conseguente riconoscimento della città come capitale dello stato israeliano non vengono riconosciute dalla comunità internazionale, pertanto, le sedi delle diverse ambasciate sono state stabilite a Tel Aviv.

La decisione di Trump

Il 6 dicembre 2017, il presidente americano Trump ha annunciato lo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Si tratta di una decisione che va contro una consuetudine risalente al 1995, anno in cui il Congresso americano emanò il “Jerusalem Embassy Act” che prevedeva, appunto, lo spostamento della sede diplomatica.

Nonostante si tratti di una decisione vincolante, nel testo della legge è stata inserita una clausola che permette al Presidente in carica di rinviare per “ragioni di sicurezza nazionale” tale spostamento ogni sei mesi. Dal 1995 sia il presidente Clinton, sia Obama, sia – a giugno 2017 – lo stesso Trump si sono avvalsi di tale clausola.

La consuetudine è però stata interrotta a dicembre 2018 quando Trump ha annunciato la sua decisione di rendere operativo il “Jerusalem Embassy Act”.

Le reazioni internazionali

La mossa di Trump ha provocato forti reazioni all’interno della comunità internazionale:

  • L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in data 21 dicembre 2017, ha votato contro la decisione americana con 128 voti contrari, 9 favorevoli e 35 astenuti.

  • Il leader palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato che Gerusalemme è la capitale eterna dello stato palestine e, tramite un suo portavoce ha avvisato che lo spostamento potrebbe avere conseguenze pericolose1.

  • Tutti i principali leader arabi si sono dichiarati contrari alla decisione americana.

  • La Lega Araba, all’indomani della dichiarazione USA, tramite il segretario generale Ahmed Abul Gheit, “ha esortato “l’amministrazione statunitense ad astenersi da qualsiasi iniziativa che possa portare a un cambiamento dello status giuridico e politico di Gerusalemme o a pregiudicare eventuali questioni relative a una soluzione finale”2.

  • In tutto il mondo arabo e nelle principali città del mondo si sono svolte manifestazioni di protesta contro la decisione di Trump.